La Grappa


Il panorama della Pedemontana, dolce ed amena, è dominato da infiniti filari di viti, che si rincorrono sui dossi e che scendono negli avvallamenti, curati dai contadini con mano amorosa; panorama immortalato, con mano altrettanto felice, nelle tele del Giovanni Battista Cima, pittore di Conegliano.

In primavera sono evidenti nelle vigne le gemme lacrimanti poi in grappoli in fiore; con l’avanzare della stagione questi s’ingrossano e diventano grappoli d’uva che “s’indorano al sole”. L’autunno è il periodo più significativo dell’anno, quello della vendemmia, dell’uva che diventa prima mosto poi vino nuovo da custodire, fino alla nuova primavera, nei vasi vinari delle capaci “caneve”. Ma la vite non ha esaurito ancora il suo ciclo, dalla vinaccia, residuo solido della vinificazione, si estrae la “grappa”, ultimo anello della tradizione vinicola veneta. Quando il freddo punge, la grappa ti riscalda e ti dà forza per sopportare i rigori dell’inverno. Nelle famiglie contadine, con il caffè, ne offrono all’ospite un bicchierino: è il tradizionale “grappino”; è un’ulteriore conferma dell’ospitalità e dell’amicizia veneta. Grappa bianca, bionda da meditazione! Ma che cos’è esattamente la grappa? Secondo il regolamento CEE n° 1576 del 1989 è una bevanda spiritosa “ottenuta da vinacce fermentate e distillate direttamente mediante vapore acqueo oppure dopo l’aggiunta di acqua ed eventuale feccia...”. Nell’ambito della Comunità Europea questa bevanda spiritosa è definita “acquavite di vinaccia o marc” e soltanto quella prodotta in Italia può chiamarsi “grappa”. Il nome si ritiene di origine veneta: dalla voce dialettale “graspa”, acquavite ricavata dalle “graspie” cioè dalle vinacce. Da “graspa” il nome si è modificato in “sgnapa” nel Bellunese, dal quale è derivato il tedesco “schnaps”, in “grape o sgnape” nel Friuli, in “snapa” a Trieste e in “zganje” nella vicina Slovenia. La distillazione delle vinacce sarebbe iniziata nelle campagne del Veneto tra il 1200 e 1300. I nobili, proprietari dei terreni, si tenevano il vino e ai contadini lasciavano le vinacce dalle quali, con l’aiuto dell’acqua, ricavavano il vinello, bevanda di tutti i giorni; le vinacce venivano poi distillate per ottenere la grappa e tale operazione sovente veniva effettuata di nascosto per evitare di pagare imposte o gabelle. Lo strumento essenziale per la distillazione è l’alambicco, rimasto pressoché immutato nel tempo, nonostante i progressi della tecnica. Ce ne sono di diversi tipi, quelli di tipo continuo dei grandi impianti industriali e quelli di tipo discontinuo delle piccole e medie distillerie, con caldaiette a vapore o a bagnomaria. L’essenziale è che il distillato ottenuto abbia caratteristiche di tipicità legate al territorio; cioè grappe eleganti nei profumi con assenza di sensazioni sgradevoli, finezza e fragranza al gusto. Il titolo alcolometrico volumico non deve essere inferiore a 37,5%. I distillati sono riuniti nell’Istituto Grappa Veneta. Si trovano in commercio tipi diversi di grappe: - [giovani] cioè bianche perché incolori, conservate in contenitori non di legno; - affinate in legno, con tonalità di colore appena percettibili per un breve soggiorno nel legno; - [invecchiate] di colore dal giallo paglierino all’ambra, con caratteristiche diverse da quelle che avevano al momento della distillazione per l’affinamento, più o meno lungo, in fusti di rovere o di altre essenze; - [aromatiche] quelle che acquisiscono aromi particolari dalla macerazione nel distillato di frutta (mirtilli, ginepro, ecc.) o di erbe e piante aromatiche (ruta, genziana, ecc.); - [di monovitigno] quelle ottenute da vinacce selezionate di uve di singoli vitigni (Prosecco, Cartizze, ecc.). L’acquavite d’uva non è grappa ma acquavite ottenuta dalla distillazione dell’uva fermentata.



Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene - P.I. 03780230268 | cookies | privacy | © 2003 - 2021 StranoWeb.com™

Logo PSR

Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)